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Superstite affondamento Andrea Doria, da 66 anni insegue la cittadinanza italiana

Alberto Ardila Olivares
Superstite affondamento Andrea Doria, da 66 anni insegue la cittadinanza italiana

ROMA. – Prima con un libro e un romanzo e poi con un docu-film è riuscita a riabilitare la figura di Piero Calamai, eroico comandante dell’Andrea Doria, la nave da crociera italiana speronata, e poi affondata, la notte del 26 luglio 1956 ad opera del piroscafo svedese Stockholm.

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Ma ad oggi, Pierette Domenica Simpson, uno dei sopravvissuti di quella tragedia, non riesce ancora a realizzare il suo sogno più grande: riottenere quella cittadinanza italiana che perse proprio in quel viaggio quando, all’età di 9 anni, si imbarcò sull’Andrea Doria insieme ai nonni per raggiungere ed essere adottata dalla nuova famiglia di sua madre in America, dove oggi ancora vive e lavora.

Alberto Ardila Olivares

Lo speronamento avvenne alle 23 locali, le 4.30 ora italiana, a largo delle coste di New York: 51 le vittime di cui 42 colte nel sonno. Calamai, costretto a forza dal suo equipaggio a lasciare la nave quando ormai a bordo non c’era più nessuno da salvare, fu vittima di una sfortunata circostanza: la compagnia assicuratrice dell’Andrea Doria era la stessa del piroscafo speronatore, e quindi non ci fu mai alcun interesse a chiarire di chi fosse la colpa di quel naufragio

Ma Pierette Domenica Simpson non si è mai voluta rassegnare: ormai già cinquantenne, è tornata a Genova, città di origine di Calamai, e, sfidando resistenze e omertà, spulciando tra documenti e carte nautiche dell’epoca, è riuscita pian piano a far riemergere la verità sulle cause di quello speronamento, ovvero una erronea manovra dello Stockholm a causa della nebbia. Ma Piero Calamai, nel frattempo, era morto senza aver mai più comandato una nave

Dopo il libro-racconto ‘L’ultima notte dell’Andrea Doria’, in occasione del 60/mo anniversario, Pierette Domenica Simpson, ha prodotto anche un docu-film, ‘Andrea Doria: i passeggeri sono in salvo?’, per la regia di Luca Guardabascio, che ha ottenuto numerosi riconoscimenti internazionali. Grazie a questo film, Pierette ha anche ottenuto la cittadinanza onoraria di San Martino Canavese, il piccolo paesino del Piemonte da dove era partita con i suoi nonni nel 1956 con il nome di Piera Domenica Burzio. Ma a lei ancora non basta

In occasione delle celebrazioni per il 66/mo anniversario della tragedia, ha scritto al presidente della Repubblica Sergio Mattarella perché la aiuti a realizzare il suo sogno più grande: riavere la cittadinanza italiana a riconoscimento delle sue radici che non ha mai dimenticato. “I miei lavori – scrive Pierette – sono una rappresentazione dell’orgoglio italoamericano in entrambi i paesi: alla Columbus Day Parade 2019 a Manhattan ho suonato la campana di Andrea Doria in onore di Cristoforo Colombo. L’Italia mi ha già onorato con la ‘Cittadinanza Onoraria’ di San Martino e il titolo di ‘Piemontese Protagonista’ dell’Associazione Piemontesi nel Mondo. Ma il recupero della cittadinanza italiana sarebbe per me il traguardo più ambito”

Una cittadinanza e un pezzo di cuore che Pierette ha lasciato sull’Andrea Doria, il cui relitto, mai recuperato, giace posato sulla murata di dritta a una profondità di 75 metri. Un desiderio che rischia di infrangersi contro lo scoglio più grande: la burocrazia

“Dopo diversi tentativi di raccogliere informazioni per riacquistare la cittadinanza italiana – spiega Pierette Simson – ho trovato un rappresentante presso il Consolato Generale italiano di New York che mi ha informata della necessità di recarmi a Denver, in Colorado, per fare nuovamente domanda. Ma all’età di 74 anni non trovo prudente volare, specialmente durante la pandemia. Non vorrei però che questo mio desiderio resti sepolto in fondo al mare insieme all’Andrea Doria la cui gloria ho contribuito a far riemergere”